Salta e vai al contenuto principale

PERCHÉ LA BELLEZZA?

florian-van-duyn-ZktwJWN_24-unsplash-scaled

Nel cristianesimo, la bellezza occupa un posto speciale nel culto di Dio. Essa ha il potere di risvegliare sentimenti di gioia e gratitudine e di rivelare qualcosa sulla natura di Dio. Dalla tradizione dell’arte sacra alla bellezza della creazione, il cristianesimo ha sempre riconosciuto l’importanza della bellezza nella vita spirituale. Ma nella cultura contemporanea, la bellezza è spesso trascurata o svalutata. Come possiamo riscoprire il valore della bellezza nelle nostre vite e nel nostro culto a Dio?

La bellezza è tra le molte cose che abbiamo perso dall’epoca di prosperità della Chiesa medievale. Con la cultura secolare è arrivata la piaga della bruttezza e della superficialità, il movimento «la forma segue la funzione», così come il minimalismo e la preferenza per l’artificiale rispetto al naturale, come possiamo vedere negli alberi di Natale vivi nelle piazze cittadine sostituiti da strutture di filo, vetro e plastica. La bellezza come culto e come caratteristica del carattere di Dio è stata sostituita dalla bellezza come semplice punto di vendita e scelta di moda.

Abbiamo perso l’ambizione verso la grandezza insieme all’ambizione di conoscere Dio. Se non esiste il sommo bene, non ha senso aspirare verso l’alto. Se non esiste la verità assoluta, la bellezza e la bontà, allora non esiste neppure una gerarchia di valori e morali. Qualsiasi cosa può essere buona, qualsiasi cosa può essere cattiva, a seconda di un giudizio momentaneo dell’osservatore. Se non esistono inferno e paradiso, non c’è molto neppure nell’intermedio. Fluttuiamo in uno spazio tridimensionale di realtà senza confini e senza un asse che ci indichi il sopra e il sotto. Non c’è da meravigliarsi se siamo finiti con disarmonia, disunità e smembramento delle strutture morali. Queste sono difficili da raggiungere e se si elimina la meta, si elimina contemporaneamente la motivazione e si appiattisce tutto al capriccio e alla convenienza che non resistono al rigore necessario per raggiungere la grandezza.

Nel cristianesimo, invece, tutto conta. Ogni piccola cosa occupa uno spazio in una gerarchia di culto a Dio. Ogni piccola cosa riceve un talento da moltiplicare e restituire al Donatore. L’uomo è la più grande delle creature ed ha il diritto di orchestrare tutto il resto della creazione nel culto ideale. È l’idea che ha ispirato la tradizione della bellezza, dove la concentrazione dei più alti risultati artistici e di design ruota attorno al culto. Ogni creatura, dalla pietra al fiore, al coniglio, è purificata alla sua forma più alta, per diventare un abito, una statua, un’icona dipinta. Una pietra che giace nel campo, per quanto monumentale, è muta finché non viene scolpita da uno scultore talentuoso in qualcosa che parla meglio delle parole. La Pietà, una lastra di marmo che racconta la più grande storia d’amore della storia mondiale, è una pietra che partecipa al culto di Dio attraverso mani umane molto tempo dopo che l’artista stesso è passato a miglior vita. Per secoli l’eccellenza umana ha dato vita all’arte sacra, alla musica e all’architettura, dove la grandezza del soggetto trovava il suo pari nella maestria dell’esecuzione artistica, la prima delle quali è andata perduta nell’arte negli ultimi due secoli, dove il contenuto dell’arte è degenerato da sacro a secolare e oggi, a profano.

La bellezza risveglia il culto senza che ce ne rendiamo nemmeno conto. Un magnifico panorama montano, il Grand Canyon, le cascate del Niagara, un tramonto, per l’ennesima volta – un tramonto! L’esperienza della bellezza ci muove alla gioia e alle lacrime, risveglia gli istinti più elevati e la gratitudine. Il sospiro del cuore davanti a una cosa o a un paesaggio bello è il culto di Dio privo di parole ma abbondante di ringraziamento. Non possiamo essere grati a noi stessi, poiché non l’abbiamo creato. Non possiamo essere grati al Big Bang o all’evoluzione, poiché non possiamo convincerci che una bellezza di tale eccellenza sia una mera coincidenza o un ovvio risultato di miliardi di anni di processi geologici. Il segreto è conoscere il suo Creatore, sapere a chi siamo grati, anche quando non lo riconosciamo.

Il mondo non doveva essere così bello per esistere. L’uccello avrebbe potuto essere semplicemente un aereo con organi interni invece di motori e sedili per passeggeri. Perché un uccello è così struggentemente bello? Una piccola creatura che non ha un’anima eterna come gli uomini, né libero arbitrio o discernimento tra bene e male, è nondimeno rivestita di una bellezza sovrabbondante con ogni dettaglio delle sue piume che loda Dio, con la sua vita semplice che testimonia la bontà di Dio e l’amore per le Sue creature. La creazione ci insegna Dio e le Sue leggi eterne, ci parla anche del Suo carattere. Le creature diventano parole per Lui da pronunciare. Mi chiedo se prima venne il sacrificio e solo dopo il sangue? Se prima vennero il bene e il male e solo dopo il giorno e la notte? Poiché Dio è eterno e le leggi di Dio sono venute prima della creazione del mondo, la creazione riflette leggi eterne come simboli eterni che si sono incarnati nella creazione finita. Da ciò segue cosa significa che l’uomo è stato fatto a immagine di Dio. Egli ha creato l’uomo come simbolo finito della divinità affinché Dio potesse incarnarsi e diventare uomo.

La bellezza è importante perché nella nostra ricerca di Dio essa sta sullo stesso piano della verità e della bontà, attraverso le quali siamo così abituati a cercare Dio eppure, come ha detto qualcuno saggio, la bellezza è l’unica cosa spirituale che possiamo vedere con i nostri occhi.